“scusa, scherzavo”

oggi transitavo con il passeggino accanto ad una scuola, in una zona dove stanno 2/3 diverse scuole (medie e superiori).

un gruppo di ragazz … etti? ragazzotti? insomma di quell’età indefinibile tra i 13 e 16 anni,
si sbatacchiano, l’ uno contro l’altro e poi contro un cassonetto.
mi sono girata a guardarli.
devo indossare la maglietta dell’adulto responsabile, dell’educatore e pensare seriamente se intervenire? si faranno male?
poi penso anche che scemi proprio a 50 metri dalla caserma dei carabinieri, come mettere benzina accanto al fuoco!
nel vociare del gruppetto, una voce tra le altre.
“scusa”.
ok! vai tranquilla! stanno proprio solo scherzando come fanno i ragazzi, pesticchiandosi e scherzando. e in genere i maschi lo fanno.

poi scivolo di colpo nelle pagine del bel libro di a. bajani che ho appena finito di leggere.
che fotografa tre gruppi di adolescenti in gita scolastica, narrati da un bajani 35enne – infiltrato in un mondo diverso.
certo nulla di ciò che dice sconvolge troppo chi, di adolescenti, ne vede spesso per lavoro.
ciononostante permette uno sguardo, non omologato, agli adolescenti da TV, o per meglio dire agli adolescenti come la tv ce li cucina e propina.
insomma lì, nel libro, ci sono quelli veri.
come questi.
nel libro bajano ricorda le sue “cazzate” da adolescente, che mi ricordano anche le mie, fatte di 10 anni prima di lui e 30 anni prima dei ragazzi descritti.
e, via via risalendo nel tempo, ancor prima a quelle di mio padre (che nel primo dopo guerra fece saltare in aria un cesso pubblico con non so quale residuato di ordigno) che a me, bimba, sembravano avventure magiche e ridicolissime, per quel riferirsi e all’esplodere di quella sostanza corporea che genera grandi risa nei più piccoli.
insomma allora si chiamavano marachelle e, nei diversi gradi di immaturità e gravità, raccontavano delle “stupidate” che si faceva da giovani, da stupidi appunto, quando non si sanno ancora valutare ancora il pericolo, l’opportunità, o il rispetto che si deve agli altri.
“cose” che si facevano soprattutto quando il leviatano mediatico non aveva ancora imparato a catalogare gli adolescenti come unicamente bulli, violenti, sballati del sabato sera.
quando le nostre “cazzate” non diventavano un fenomeno da baraccone, da strizzacervelli, da società malata, da you tube e da 7 telegiornali in prima serata.
allora erano ancora e solamente i famigerati errori di gioventù.
dai quali più o meno tutti siamo guariti.
ritorno di colpo alla mia realtà. da una finestra della scuola media emerge una voce irritata,
forse più furibonda che semplicemente irritata …
“cosa devo fare? chiamare i carabinieri, se non la finite … !!!”
i ragazzi provano a giustificarsi, a placare la voce.
“… stavamo scherzando …”
mi allontano.
sono contenta che quel libro mi abbia ricordato chi ero, e chi sono gli adolescenti.
e che ogni tanto basta ascoltare cosa dicono.
me ne vado con quel “scusa” nelle orecchie.
monica.

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